Se non faccio colazione tutte le mattine con la mia apposita tazza da colazione - c'è pure quella da tè del pomeriggio e da tisana della sera, ovviamente - mi sento come se avessi violato le regole fondanti della mia vita, il sistema di valori su cui si regge tutto il mio (precario) equilibrio.
Per cui mi fa strano pensare di essere stata anche una studentessa universitaria pronta a piantare in asso una giornata di studio, con un esame a pochi giorni e un piano programmato al minuto che se scazzava AAAARGH, per improvvisare una gita a Milano decisa la mattina stessa, obiettivo: la mostra di Keith Haring in Triennale. Figuriamoci se mi poteva importare di una tazza. Anzi, per me tazze e bicchieri erano intercambiabili. Così come lo scottex e la carta igienica e talvolta pure i vestiti e il pigiama.





